La storia del popolo nero americano e quello delle sue forme di espressione artistico musicali sono strettamente connesse, e nella storia del blues è sintetizzabile il processo di evoluzione delle originarie matrici africane sopravvissute allo sradicamento culturale dell'era schiavile, alla formazione di una nuova identità storico culturale - ciò che porterà l'intellettuale nero LeRoy Jones a sostenere che "il blues e il nero americano sono nati contemporanenamente".

Il blues ha segato quindi il passaggio dall'epoca schiavile alla nuova realtà di uomini e donne "inseriti" nella socità americana, pur continuando ad esserne discriminati.

Le più profonde radici del blues affondano storicamente nella necessità dei neri ridotti in schiavitù di sviluppare nuove forme di espression, anzitutto per comunicare tra loro, poiché gli schiavi provenivano da zone diverse del continente africano e parlavano lingue differenti; si crearono così delle lingue franche dalla fusione di vocaboli e strutture grammaticali degli idiomi dei colonizzatori e degli originari linguaggi africani, in primo luogo il Black Potuguese e il Black Dutch, e poi il Black English, che in breve si affermerà quale idioma dominante.

In secondo luogo gli schiavi dovettero crearsi un linguaggio segreto inintellegibile ai sorveglianti ed al padrone bianco, si sviluppò cosi un linguagio metaforico, basato sui double talks.

La prima cellula della musica afro-americana si sviluppò proprio nell'ambito delle piantagioni dove gli schiavi lavoravano, l'elementare scansione ritmica del lavoro, per sopportare meglio la fatica e coordinare le proprie azioni con quelle dei compagni di lavoro, divenne la base sulla quale sovrapporre semplici iterazioni musicali, non ancora dei veri e propri canti, ma una sorta i nenie sviluppate secondo la tipica matrice antifonale e responsoriale di derivazione africana, era nata così la struttura del worksong.

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