Altro elemento fondante della cultura dei neri americani fu quello derivante dalla fusione del caleidoscopio di entità sovrannaturali delle religioni africane con la religione dei bianchi, il cristianesimo.

Per i neri, il cristianesimo rappresentava un'idea liberatoria, e nell'ambito religioso poteva avvenire un parziale superamento delle barriere raziali; molti neri aderirono alle chiese cristiane, e quell'ambiente fu importante anche per lo sviluppo di nuove forme musicali. La solennità ed il trasporto delle lodi innalzate al Signore venivano esaltati dalla potente musicalità propria del popolo nero, e presto spirituals e gospels divennero ambiti privilegiati dell'espressione della gente di colore.

Negli anni precedenti la Guerra Civile, negli schiavisti stati del sud era molto in voga un genere di spettacolo basato sull'ironia caricaturale delle caratteristiche dei neri, detto minstrelsy; intrattenitori  bianchi si dipingevano il volto di nero, e imitavano sarcasticamente movenze, mucalità e tratti caratteristici dei neri, per la gioia di un pubblico esclusivamente bianco.

Alcuni artisti neri entrarono nel circuito del minstrelsy, accettando quell'ambito espressivo poichè consentiva loro, sotto l'apparente contraddittorietà della satira autodenigratoria, di farsi beffe del loro pubblico bianco, allo stesso tempo ponendo le basi per una nuova estetica dei neri. 

Negli anni tra il 1885 e il 1865 si verificò l'afferamzione del black minstrelsy, nel quale artisti di colore davano voce alle loro qualità musicali, attraverso quelli che vennero poi definiti coon songs, le canzoni dei negri. Conseguenza del successo dei coon songs e del black minstrelsy fu la nascita del black musical, forma autonoma di spettacolo dei neri, articolato in musiche, canti e danze, che registrò un crescente successo, anche grazie al'affermazione del cosiddetto cakewalk, ballo derivante dalle antiche danze schiavili nel quale coppie di ballerini si sfidavano in tenzoni danzerecce.

Altra importante tappa nell'affermazione delgi artisti di colore fu, verso la fine del secolo, quella dei medicine shows, gli spettacoli itineranti organizzati da sedicenti medici allo scopo di vendere i loro mefitici intrugli, vi si affermò qui la figura del songster, cantante di motivi popolari, ballate e soprattutto voce delle tensioni e degli stati d'animo della gente di colore.

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