1932  -  1978

Chiunque abbia avuto la fortuna di assistere, alla fine degli anni Sessanta, ad un'esibizione di Juke Boy Bonner può affermare di essere rimasto colpito dalla sua versatilità di one-man band e dalla sua carica vitale, eco della rabbiosa volontà di riscossa dell'intero popolo nero americano.

Weldon H. Philip Bonner nacque il 22 marzo 1932 a Belville cittadina rurale nelle vicinanze di Austin in Texas, da una numerosa famiglia contadina. Aveva solo sei anni quando rimase orfano, ed insieme agli otto fratelli dovette arrangiarsi per sopravvivere.

Occupato alla raccolta del cotone nelle piantagioni locali, il giovanissimo Bonner trovò una tregua dal duro lavoro cantando in gruppo gospel attivo nelle chiese della cittadina texana. Weldon Bonner decise del suo futuro quando con i miseri risparmi acquistò una chitarra di seconda mano, suonandola da autodidatta per accompagnare con essenziali melodie la sua voce calda e potente.

Non appena adolescente, Juke Boy decise di lasciare la cittadina in cui era nato, ed iniziò a vagabondare per tutti gli stati del sud alla ricerca di un lavoro stabile in ambito musicale, dapprima fu a Houston, dove si esibiva agli angoli delle strade, e successivamente in California .

A Houston vinse il primo premio ad una gara per giovani talenti che gli procuro una discreta notorietà in ambito locale grazie ad uno spazio di 15 minuti in una stazione radio che gli consentì, a sua volta, di trovare diversi ingaggi per esibirsi nelle coffee-houses.

Qui tra il 1945 ed il 1957 incise diversi singoli per la Oakland una piccola casa discografica locale ma non tutti furono pubblicati.

Sull'onda di quel primo, iniziale successo, Juke Boy Bonner venne contattato dalla label Storyville che gli offrì la possibilità di realizzare la sua prima incisione discografica. Purtroppo il risultato commerciale del disco fu disastroso, e sopraffatto dalla delusione Bonner decise di allontanarsi dalla scena musicale.

Nel 1963 gli fu asportato mezzo stomaco a causa di un ulcera e questo avvenimento insieme con la delusione musicale lo portarono ad iniziare a scrivere poesie che venivano pubblicate in una testata locale a cadenza settimanale, il Forwards Times.

Qualche anno dopo venne contattato dal Boss della Arhoolie, Chris Strachwitzm che lo convinse a tornare in sala di incisione dove realizzò due album, I'm going back to thre conuntry where they don't burn the buildings down e The Struggle che rappresentano la sintesi della sua poetica nonché un importante documento per comprendere l'evoluzione che il blues intraprese nei tardi anni Sessanta.

I due lavori discografici non riscontrarono un grande successo, ma rilanciarono Juke Boy Bonner all'attenzione del grande pubblico e verso un successo che avrebbe toccato il suo apice alla fine degli anni Sessanta con le tournee in compagnia di Clifton Chenier attraverso gli Stati Uniti ed In Europa.

Nella sua carriera Bonner realizzò diverse incisioni ed album per diverse etichette tra cui live dei numerosi concerti in giro per il mondo che lo stavano portando al meritato successo, interrotto purtroppo dall'improvvisa morte.

Le principali influenze musicali di Bonner furono Lightnin' Hopkins, Jimmy Reed e Slim Harpo. 

Juke Boy Bonner morì di cirrosi epatica il 29 giugno del 1978.

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